Jim Morrison e Nietzsche

La via dell’eccesso percorsa da Jim Morrison ha fatto entrare, meritatamente, il leader dei Doors nel pantheon della musica rock, oltre che a elevarlo a icona pop contemporanea, trasversalmente citata e apprezzata, aldilà del contesto puramente musicale. La poetica del cantante americano è precisa e articolata, e si basa su delle fondamenta filosofiche che molto spesso incontrano il pensiero di Nietzsche.

Negli anni ’60, dopo l’oblio del secondo dopoguerra, il filosofo tedesco fu riscoperto dagli intellettuali francesi, quali Foucault e altri. Nonostante Nietzsche sia un filosofo tradizionalmente associato alla cultura di destra, in quegli anni le sue teorie affascinano i movimenti di sinistra, che lo consideravano un valido alleato nella sconfitta dei valori cristiano-borghesi. La cultura francese era molto influente nell’America di quegli anni, e lo fu anche in questo caso, con la nascita negli Stati Uniti del movimento teologico della morte di Dio, o teotanatologia. Anche Morrison, fra gli altri, grande appassionato del pensiero francese (lettore di Baudelaire), sentiva molto vicino il pensiero di Nietzsche.

Molto spesso Jim Morrison è visto come una sorta di Dioniso dei tempi moderni e le sue performance durante i concerti sono state descritte come riti dionisiaci. Lo stesso cantante si paragonava al dio greco e lo dice più volte nelle sue poesie, nei suoi testi e nelle sue interviste. E anche Nietzsche mostrava una certa passione per la divinità, arrivando a teorizzare il cosiddetto “spirito dionisiaco”, che il filosofo amava contrapporre allo “spirito apollineo”. Lo spirito dionisiaco è quello che, secondo Nietzsche, permette all’uomo di diventare superuomo, lasciandosi alle spalle lo spirito apollineo, l’oppressione della morale religiosa, diventando irrazionale e aumentando il livello della sua percezione.

“Quando le porte della percezione si apriranno tutte le cose appariranno come realmente sono: infinite”, questa è la frase di William Blake che Morrison issa come vessillo e da cui prende il nome per il suo gruppo: the Doors (le porte). “Le porte della percezione” è anche il titolo della celebre opera di Huxley, altro caposaldo della poetica dell’artista, in cui lo scrittore descrive i suoi esperimenti, in cui cerca di ottenere gli effetti provati durante l’assunzione, da lui effettuata, di sostanze stupefacenti anche durante i momenti di lucidità. In questo modo spera di poter aprire le porte della percezione e chi le varca raggiunge il superuomo.

Altro simbolo della morale oppressiva è il serpente. Nietzsche dice che chi riesce a uccidere il serpente (lo spirito apollineo) diventa superuomo. In un verso della canzone “the end” dei Doors, Jim Morrison dice “ride the snake”, cavalca il serpente. Alcuni hanno associato l’atto di cavalcare il serpente a un’allusione sessuale, ma la realtà è che questo è lo stesso serpente descritto da Nietzsche. E ancora l’irruenza, la volontà di rompere il muro e passare dall’altra parte (break on through to the other side), sono tutti richiami che Morrison fa citando il filosofo tedesco.

Antonio Gallo

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